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April 27 I support Ashley and you?.....April 22 sei di Napoli se...Sei di napoli...
Sei di Napoli se in disco o in qualsiasi altra situazione in cui stai bene dici 'STO PARIANN .' Sei di Napoli se sei stato male dopo un 'panino completo' di Giggino strafogato alle 5 di mattina Sei di Napoli se vedi la vita a colori quando tutto è nero Sei di Napoli se dopo l'alba vista da mergellina ti fermi al ciottolo per un mega cornetto Sei di Napoli se dici che quelli del liceo classico sono 'Chiattilli' Sei di Napoli se sei andato a comprare il fumo dalla 'SPOSA' ai quartieri spagnoli Sei di Napoli se dici lacchiesa con la doppia c... Sei di Napoli se i friarielli ti piacciono di più con la sasiccia nella marenna Sei di Napoli se litighi con tutti quando sei bloccato in tangenziale Sei di Napoli se chiami il tuo scooter 'o mezz' Sei di Napoli se trovi normale chi và in scooter minimo a trè Sei di Napoli se parcheggi in 5^ fila e ti lamenti quando al ritorno trovi una multa Sei di Napoli se prima di sapere di che argomento si tratta dici ' ...ma io nun sacce nient' Sei di Napoli se quando non ti viene un termine in italiano e lo sbagli, poi ti giustifichi dicendo che volevi dirlo in dialetto Sei di Napoli se riesci a fare battute anche in situazioni drammatiche Sei di Napoli se apprezzi la buona tavola Sei di Napoli se la domenica mangi alle 15 e finisci alle 20 Sei di Napoli se quando giochi a tombola al primo numero dici 'ambo!' Sei di Napoli se pensi che non ci sia niente di meglio che prendere il sole a Mergellina sugli scogli con la birra fredda e il tarallo caldo Sei di Napoli se almeno una volta hai messo lo stereo a palla per cantare le canzoni di Nino D'angelo (na bandier tutta azzurr che arrassumiglie o ciel' e o mar e stà città) Sei di Napoli se a volte chiami 'LOTE' gli amici che ti hanno fatto un torto Sei di Napoli se spendi tutto in un giorno e dici: 'diman' Dio ce penz'' Sei di Napoli se allo stadio o sul divano di casa urli di gioia tutto sudato quando Lavezzi segna un goooooooooooaaaaall Sei di Napoli se sei costretto ad emigrare per trovare un lavoro decente Sei di Napoli se ci rimani male quando il resto d'Italia pensa che a Napoli ci sia solo 'MONNEZZA' ..... e tu sai bene che non è così! SOS NON ABBIAMO SOLO LA SPAZZATURA.....SOFFRIAMO AFFINCHE' POSSIAMO DISTANZIARCI DA CHI CI GOVERNA E DA CHI CI CIRCONDA.....NOI SIAMO LA VERA VOCE DI NAPOLI P.S. Se 6 Di NaPoLi posta qst intervento sul tuo blog...è x noi!!! April 10 NATURALMENTE FIGHE!!!!!!!!!!!!!!Nessuna… ma proprio nessuna di quelle sta a dieta!!! Per quelle si intendono chiaramente tutte le starlettine, veline, letterine, presentatrici e quant’altro felicemente dotate delle classiche misure 90-60-90. Io che, au contraire, mi trovo a difendere gli interessi della categoria femmina di forma pirifera (60-90-120) ho seguito attentamente alcune interviste delle brillanti signore che, per una strana quanto sintomatica serie di coincidenze, a determinate domande rispondono sempre allo stesso modo: D: Lei ha un fisico perfetto, che dieta segue? R: Oh io non riesco proprio a stare a dieta… mangio un po’ di tutto e ogni tanto mi concedo questo o quello (N.D.A. per “questo o quello” di solito si intendono cosette tipo pasta alla carbonara, frittura nello strutto, torte a strati… roba che il comune mortale ingrassa sei Kg solo pensandoci). Ora donna! Alcune delle dive americane più famose hanno ammesso di seguire dei regimi alimentari da campo di concentramento (famosa la moglie di Tom Cruise che seguiva la dieta del The. Solo The). Dillo che ti segue un equipe di dietologi arruolati alla Nasa! D: E fa qualche sport? R: Come no, passeggio e faccio yoga due volte alla settimana.. Yoga? Ma porco cane. Mangi come un orso bruno e tutto quello che fai è yoga? Io nuoto, faccio acquagym e spinning… perché tu sei così e io sembro un barbapapà!!!! La natura e un metabolismo aiutano, ma c’è un limite alle cazzate che si possono sparare!!!! D: Il suo maggior pregio secondo lei? R: Che sono una ragazza solare e semplice. Ora, punto primo: “solare” è una definizione di un imbecillità esemplare. Che cazzo è solare! Se mi avvicino la pelle si strina! Punto secondo tesoro mio bello ti faccio notare che sei pettinata di fresco dal parrucchiere, depilata che sembri un uovo sodo, hai otto strati di trucco, le ciglia e le unghie finte (credo anche tette e quant’altro): NON SEI AFFATTO SEMPLICE! Sei come il castello dei fantasmi dei Lego. Meraviglioso, ma montare i pezzi è un casino! DILLO CHE IL TUO PREGIO E’ CHE SEI UNA FIGA ATOMICA!!!!! Tanto si vede, non è che tu possa fingere di essere un rutto di cane. D: Il maggior difetto (certo che anche le domande di solito le prepara un sociologo premio Nobel)? R: Che sono troppo ingenua/troppo buona/ un po’ gelosa, ma in senso positivo… Nessuna delle intervistate pare avere dei veri difetti… cazzo. Di che ti scaccoli! Di che soffri di meteorismo! Di che appena alzata covi istinti omicidi (come la maggior parte degli esseri umani)… non dire che sei troppo buona che sembri la fata madrina di Pinocchio. D: Cosa consiglia alle nostre lettrici per stare in forma? R: Oh niente… un po’ di moto senza esagerare… mangiare un po’ di tutto e stare bene con se stesse… Alcune, e forse buona parte delle lettrici del giornaletto scandalistico Donna Gne Gne dove pubblicano l’ intervista, ciccina, è anatomicamente simile a una foca, lavora come una disperata, magari gestisce anche casa, marito, figli, cane, gatto, madre/suocera con i reumatismi, non ha la donna di servizio, non possiede un massaggiatore Tibetano che tiene come schiavo, non frequenta personal- trainer o dietologi e magari non ha neanche 26 anni ( tutte le starlette hanno 26 anni. Alcune hanno 26 anni per decenni). Se poi la gente vi manda a cagare quindi… anche se siete fighe…. Non vi lamentate!!!!! fate copia e incollaQuesta lettera è di una donna che cerca disperatamente la sua figlia naturale. Dal momento che non ci costa niente, possiamo aiutarla tutti insieme facendo circolare questa lettera arrivatami per via email, oppure possiamo copiarla nel nostro space, fare volantini...tutto ciò che preferite! Potete visitare il blog "6 Gennaio 1984" per rendervi conto che non si tratta della solita stupida catena. La speranza è quella di far arrivare questa lettera alla diretta interessata (la figlia della donna), che visitando il sito prima citato potrà mettersi in contatto con lei. Quindi forza, non siate pigri, come minimo cliccate su seleziona tutto e copiate sul vostro spaces questa lettera!!!! Lo so ke copiate le mie cose quindi già ke ci siete copiate anke questo Cara bambina mia, Ti scrivo questa lettera sperando che un domani tu possa leggerla; può darsi, come spero, che anche tu un giorno vada a visitare quei siti in cui parlano altri ragazzi adottati ed allora troverai questa lettera della tua mamma ad attenderti. Le istituzioni in Italia vietano qualsiasi contatto da entrambe le parti tra famiglia naturale e figli adottati, per cui finché non verrà cambiata questa ingiusta legge, per me questo è l’unico modo per raccontarti in breve la mia storia e la verità. Tutto è iniziato quando avevo 13 anni ed abitavo in Sicilia. Era il primo aprile del 1983 il giorno in cui sono stata violentata. Su questa prima parte del racconto sarò telegrafica, perché capisci certamente come può essere brutto ricordare una cosa del genere e come sia allo stesso tempo inutile ora entrare in particolari. Dopo questo episodio tremendo i miei genitori non hanno voluto esporre denuncia contro quell’uomo e nemmeno mi hanno portata all’ospedale, perché si vergognavano: la loro primaria preoccupazione in quella circostanza non era occuparsi delle mie condizioni fisiche e psicologiche, ma arginare lo scandalo che poteva scoppiare in seguito al disonore della figlia. Loro, infatti, avevano soprattutto paura che la gente parlasse male, spettegolasse su quello che mi era successo, invece di difendere con amore la loro figlia, poco più che bambina, vittima di una violenza. Non facevano che ripetermi che ciò che era accaduto era solo colpa mia; per cui oltre alla violenza fisica si aggiungeva quella psicologica e morale della mia famiglia, che ha continuato a ricoprirmi per anni di sensi colpa che non avrei dovuto avere, fino a convincere anche me di essere io la peccatrice, quella che aveva sbagliato e che avrebbe dovuto soltanto pagare in silenzio le conseguenze dei suoi atti impuri. La solitudine e l’incomprensione sono state amare compagne di una tredicenne sfortunata che aveva su di sé il peso della vergogna per aver perso la sua innocenza, non per scelta e nemmeno per amore, mentre il vero colpevole e vigliacco autore ne era uscito subito indenne, scagionato da una società retrograda e maschilista, una società col culto dell’onore, dell’apparenza, dell’omertà e della vergogna.Non ho avuto un minimo sostegno da parte dei miei genitori e di nessun membro del resto della famiglia; non potevo sfogarmi con nessuno, nemmeno con un’amica, infatti, con gli altri non ne potevo parlare perché indotta dalla situazione al silenzio più assoluto. Mi sono ritrovata così completamente sola, abbandonata a me stessa con le mie paure, le mie angosce e le mie sofferenze. Dopo 5 mesi e mezzo dal fatto, mi sono resa conto che aspettavo un bambino. Credimi piccola mia, io ne fui così felice che la prima reazione fu pensare: “Ora non sarò più sola, c’è il mio bimbo con me!”; ti giuro di averti amata profondamente da subito, piccola creatura innocente come me, che ti portavo in grembo. Era il mio, il nostro piccolo, grande dolce segreto.Non l’ho detto subito ai miei genitori perché avevo una paura terribile delle loro reazioni punitive, ma inevitabilmente loro hanno scoperto la mia gravidanza a 7 mesi, quando i segni erano ormai tangibili sul mio corpo. Mia madre non voleva credere all’evidenza e quindi, per accertarsi, mi portò in clinica a farmi visitare. Quando la dottoressa le confermò che ero incinta, lei impallidì in volto dallo sgomento. Un’ infermiera, che aveva assistito alla reazione di mia madre e aveva capito cosa fosse successo, si avvicinò a lei dicendole: “Signora, non si preoccupi: se la sua famiglia non vuole questa creatura, io conosco persone per bene che potranno occuparsi della bambina, dandovi in ricompensa pure 3 milioni di lire”. Mia madre rimase silenziosamente calma, stava già prendendo in considerazione le parole dell’infermiera, mentre io nel sentire un consiglio così crudele e assurdo, mi ribellai disperatamente con tutta la forza che avevo; io non avrei mai potuto accettare una cosa del genere! Ero io che dovevo avere voce in capitolo, non gli altri, ero io la mamma di quella creatura, la tua mamma. Quando siamo rientrati a casa, alla notizia che io fossi realmente incinta, mio padre si alterò come una bestia con me, per fortuna mia nonna mi difese dalle sue botte, altrimenti credo che mi avrebbe ammazzata. Decisero immediatamente di nascondere la loro figlia poco di buono e peccatrice in un istituto per ragazze madri. Ero già in istituto, quando la sera del 5 gennaio mi sono sentita male, così mi hanno accompagnata all’ospedale civico di Palermo, da dove telefonicamente hanno avvisato mia madre del mio forte malore, ma lei non si è affatto scomodata a venire di sera in ospedale per starmi vicina, dicendo che sarebbe venuta la mattina dopo con calma. In quell’istante mi sono sentita sola come un cane abbandonato, non potrei renderti diversamente il mio stato d’animo; ero davvero sola, schiacciata da una situazione più grande di me. Sei nata la mattina del 6 gennaio, da un parto cesareo. Credo proprio di avere avuto qualche complicazione, perché quando mi sono svegliata sentivo a malapena un litro di sangue scorrere lentamente nelle mie vene, e mia madre non era ancora arrivata. Ti ho partorito nella più completa solitudine. Non appena lei è arrivata in ospedale, le ho chiesto di andarti a prendere e portarti da me, ancora non sapevo se eri un maschietto o una femminuccia e fremevo dalla voglia di vederti e stringerti a me. Mia madre uscì dalla stanza, per tornare subito dopo a mani vuote e dire freddamente che l’infermiera non voleva che io vedessi e toccassi il mio bambino. Non potevo accettarlo, ho avuto una crisi isterica, gridando e minacciando di portarmi subito la mia bambina, altrimenti mi sarei strappata tutte le flebo ed il resto che avevo addosso. Finalmente ti hanno portata da me,dalla tua piccola mamma. Come eri bella, che dico, eri bellissima e quanti capelli neri che avevi sulla tua graziosa testolina! Indossavi un bel pigiamino giallo, eri il mio dolce pulcino ed io ero felice con te tra le mie braccia; queste sono immagini che io non potrò mai cancellare dalla mia mente, sono marchiate a fuoco per sempre. Il giorno dopo ti ho rivista e ti ho ricoperta di baci, avevo voglia di mangiarti, non avrei mai immaginato che quelli erano gli ultimi baci che ti davo, perché il 7 gennaio è stata l’ultima volta che ti ho vista, dopodichè ti hanno fatto sparire nel nulla e nessuno da allora mi ha mai voluto dire dove sei finita, con chi, se stai bene. Ti hanno strappato dal mio petto e nessuno ha avuto pietà delle lacrime d’una piccola mamma. Da quel giorno ho sofferto tutte le pene del mondo. A 13 anni conoscevo già tutte le sofferenze: lo stupro, il dolore fisico, la violenza psicologica, la perdita di un figlio, l’abbandono dei miei genitori, la solitudine, il non avere diritti, etc. Il giorno 6 febbraio esco da quel istituto per entrare in un altro istituto. La suora che si occupava di noi vedendomi sempre triste a piangere, una volta mi domandò il perché di tutto questo dolore. Le risposi che avevo perduto la mia bambina, lei si prese a cuore la mia situazione e per aiutarmi mi volle accompagnare al tribunale dei minorenni.Il giudice A. M. mi ha ricevuto nel suo ufficio ma da sola, lì ho spiegato che i miei genitori mi avevano tolto la mia bambina e che io volevo assolutamente recuperarla, perché non era stato giusto che loro avessero deciso per me. Mi promise che avrebbe fatto il necessario per farmi riabbracciare mia figlia, ma ad una condizione: avrei dovuto proseguire le scuole ed aspettare un anno. Io gli Chiesi: “Perché proprio un anno?”, mi fu risposto che era solo il tempo per sbrigare le pratiche ed i documenti burocratici. A quell’epoca per me un giudice era una persona di fiducia, come non credere alla parola di un’autorità? E invece proprio sulla mia speranza e sulla mia buona fede sono stata tradita ed ingannata, perché dopo aver atteso un anno, quando sono tornata a chiedere di te, mi comunicò: “Mi dispiace ragazzina, ma la tua bambina è stata adottata”. Il mondo mi è crollato addosso in quel preciso istante, sono diventata una pazza, gli sarei saltata addosso per ucciderlo, ma per fortuna o purtroppo, due carabinieri sono intervenuti in suo aiuto e mi hanno buttata fuori dal tribunale, senza nessun’altra spiegazione e senza comprensione alcuna. Quando sono rientrata in istituto ho tentato di tagliarmi le vene, ero troppo fragile e depressa, ma il buon Dio non mi ha voluto con sé quella volta, mi sono salvata e da allora ho giurato di non riprovarci mai più, perché se io morissi, nessuno ti potrebbe mai raccontare la nostra storia e non ci potremmo mai più vedere, infatti, io vivo con la speranza quotidiana che tu un giorno possa scoprire la verità e conoscermi, vedere la tua mamma. Un giorno mio padre venne a farmi visita in collegio, gli domandai in ginocchio di dirmi dov’eri. Lo sai cosa mi rispose? “VEDRAI CHE UN GIORNO TI SPOSERAI E AVRAI ALTRI FIGLI E CHE DIMENTICHERAI QUELLA TUA PRIMA FIGLIA”, come se l’amore per gli altri figli potesse “rimpiazzare” completamente quello per un’altra creatura nata allo stesso modo dal mio grembo! Erano tutte bugie e non puoi immaginare come ancora oggi, io possa odiare mio padre con tutta me stessa, mentre in un certo senso ho quasi perdonato mia madre, che ha sempre avuto paura di suo marito e delle sue bastonate, se si fosse ribellata al suo volere.In certi momenti mi sento colpevole per averti perduta, mi sembra di non avere lottato abbastanza, forse perché ero troppo piccola, perché non ho potuto o saputo impormi, anche se in quel momento ho fatto tutto quello che potevo. Devi saperlo dalla mia voce che io non ti ho MAI abbandonata, ma se tu credi che è comunque colpa mia, ti prego di perdonami e non abbandonarmi tu stavolta, dammi la possibilità di parlarti. Ho aspettato con ansia i miei 18 anni per scappare via dalla mia vita da incubo in Italia e sono andata a vivere in Belgio, dove sono nata.Oggi sono più serena, vivo in campagna con mio marito con cui sono sposata da 16 anni e ho avuto altri 3 altri figli. Mi piacerebbe tanto farti conoscere i tuoi fratelli, al più grande parlo di te e lui mi sta vicino. Vi amo tutti quattro più della mia stessa vita e allo stesso modo, anche se non ho avuto la possibilità di crescerti, vorrei tanto darti un volto. Ti abbraccio forte, forte. La tua mamma, che non ti ha mai cancellata dalla sua vita. April 09 RagazzeLe ragazze sono come le mele sugli alberi. Ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, e accanto al cuore per essere amata. |
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